sabato 24 settembre 2011

Trattamento Sanitario Obbligatorio


In queste pagine ho sempre cercato di dare una spolverata d'umorismo a temi che magari non sono i più immediatamente ricollegabili a quattro risate tra amici. Il rischio è quello di passare per cinico, ma non è che le alternative fossero molte visto l'oggetto trattato da questo blog: è chiaro che quando la gente chiama un'ambulanza lo fa perché c'è qualcosa che non va, mica ci chiamano per offrirci una bottiglia di champagne (o meglio, è capitato che ce la offrissero, ma solo dopo aver soccorso il paziente). Ecco che quindi a raccontare di notti e giorni in arancione si rischia di farlo deprimendo i lettori, la soluzione è, almeno secondo me, di cercare di raccontare i fatti evidenziandone i lati, se non proprio comici, almeno più frizzanti. Detto questo, oggi si parla di trattamento sanitario obbligatorio, il cui maggiore esponente mondiale è Hannibal Lecter.

Il trattamento sanitario obbligatorio, detto amichevolmente TSO, consiste in un ricovero coatto del paziente psichiatrico o infettivo a tutela della sua sicurezza o di quella degli altri. Tralasciamo l'opzione dell'infettività e concentriamoci sul paziente fuori di melone, che è un po' il grande protagonista di questa storia anche solo perché di infettivi pericolosi non ne capitano mai. Per parlare di TSO è importante specificare l'instabilità del soggetto perché se fossimo in presenza di una persona senza turbe questa potrebbe chiaramente rifiutare le cure, anche se qui si apre l'annoso problema della stabilità mentale: stabile rispetto a cosa? Decidiamo noi perché siamo stabili o perché siamo più degli instabili? E' perché lo stabile può rifiutare le cure mentre l'instabile no? Se volessimo vederla sotto una logica eugenetica questo non ha nessun senso, forse allora la scusa dell'incolumità del paziente è solo un altro modo di proteggere l'incolumità altrui. Ma stiamo divagando: punto, a capo, e riprendiamo.

Farò un esempio così per chiarire bene il meccanismo che scatta in caso del nostro paziente psichiatrico che mette a rischio la sua o l'altrui incolumità.
Ci chiamano in codice giallo in una via del centro di Milano perché da una finestra all'ultimo piano di una palazzina dell'ALER (le case assegnate dal comune ai meno abbienti) c'è una donna che si vuole buttare di sotto. Siamo i primi ad arrivare sul posto e, una volta saliti in casa, cerchiamo di capire cosa stia succedendo e se qualcuno si sia già fatto male. La signora sembra incolume, ma è una furia ed inveisce contro il compagno accusandolo di furto, ricettazione, truffa, contrabbando d'armi e intelligenza col nemico. Lui dal canto suo ha l'aria rassegnata, non che sembri proprio un tipino a modino, però almeno sembra esserci con la testa. Mettiamo in sicurezza la stanza coprendo la finestra senza dare troppo nell'occhio e iniziamo le procedure di rito, ma già nell'aria tre letterine iniziano a intravedersi tra la nebbia del fumo di sigaretta e la puzza di cane bagnato: TSO.
Dopo poco arrivano i pompieri che prendono in mano l'aspetto sicurezza della situazione, seguiti a pochi minuti dai Carabinieri che invece prendono in mano l'aspetto "il primo che da in escandescenza viene con noi".

La paziente sembra essere solita a questi comportamenti, così ad occhio soffre di un bel mix di patologie psichiatriche e Tavernello (il buon vino nel cestello) che la rendono pogo negoziabile, neanche l'arrivo dei figli, accompagnato tra l'atro da una allegra sequela di insulti, può nulla per riportare la calma.
A questo punto l'unica cosa da fare è avvisare il 118 e richiedere la presenza di un medico sul posto, l'unico in grado di prescrivere il TSO. E qui la cosa va per le lunghe, purtroppo infatti i tempi di risposta della Guardia Medica possono essere ottimi come biblici, va proprio a momenti, e manco a dirlo a noi sono capitati quelli biblici. Taglio corto: il medico arriva, prescrive, la signora è fortunatamente convinta a muoversi senza bisogno di coazione e dopo più di due ore in una casa che pareva uscita dal teatro dell'assurdo partiamo alla volta dell'ospedale scortati dai militari.

Non sappiamo cosa sia successo dopo, probabilmente dopo un brevissimo ricovero la paziente è tornata a casa con un sacchettino di psicofarmaci che puntualmente non prenderà, per quanto riguarda il nostro operato possiamo solo sperare che i TSO non capitino spesso, prima di tutto perché, al di la dell'umorismo, non è mai bello vedere certe situazioni. E poi perché sono tra gli interventi che occupano più personale tra 118, 115 e 113/112 portandolo via da altri servizi più utili.


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